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2026Quando abbiamo rinunciato a pensare per la fatica di farlo?
Quando abbiamo rinunciato a pensare per la fatica di farlo?
Quando abbiamo rinunciato a pensare per la fatica di farlo?
Oggi tendiamo a delegare la nostra mente, affidandoci a concetti preconfezionati e pronti all'uso come farmaci da banco. Avere un pensiero veramente nostro è diventato un atto sempre più raro. Questa serie di opere racconta la ribellione di un cervello che, stanco di essere ridotto a semplice ingranaggio passivo anziché artefice di idee, prende coscienza della propria condizione e decide di scappare.
Siamo davvero pronti ad abbandonare la strada più facile per ricominciare a camminare da soli?
Idee
L'intuizione non è più un processo, ma un prodotto. Il colpo di genio perde la sua natura di illuminazione spontanea per essere incapsulato in un blister farmaceutico. L'opera mostra pillole luminose pronte all'uso: idee preconfezionate da assumere come cura rapida ai primi sintomi di vuoto intellettuale, annullando così lo sforzo del pensiero autonomo.
Salto
Rifiutando la propria inerzia, il cervello decide di fuggire. L'opera fissa l'istante esatto di questa ribellione: un balzo nel vuoto accompagnato da un metaforico "Fiuuum". Non si tratta di una semplice onomatopea, ma del suono di uno strappo definitivo, il momento in cui la mente abbandona la via più facile per lanciarsi verso l'ignoto.
Perso
Il salto fuori dall'apatia non porta a una rotta certa, ma al disorientamento. Di fronte a infinite possibilità, il cervello va in cortocircuito e finisce in un loop, smarrendosi e ritrovandosi. La forma dell'opera richiama quella di uno svuotatasche, il contenitore quotidiano in cui la sera abbandoniamo gli oggetti per recuperarli al mattino. È la metafora di un limbo: la libertà, senza una direzione, rischia di diventare una nuova prigione circolare.
Boddi
Per spezzare il circolo vizioso dello smarrimento, la sola coscienza non basta. Un'idea priva di materia resta un'astrazione bloccata in un cassetto. Il cervello comprende che per muoversi nel mondo ha bisogno di un veicolo, di un gesto concreto. Acquisendo un corpo fisico, traduce finalmente il pensiero in azione e compie il suo primo, reale passo.



